Le Ombre: un nuovo spettro si aggira per il mondo

Da alcuni anni una nuova tremenda ossessione sta dilagando e conquistando la mente del fotografo medio: Le Ombre.

Le ombre come difetto, come errore, come nemici da annichilire a suon di Photoshop, da eliminare fisicamente con l’arma intelligente più letale che l’uomo abbia mai inventato: l’HDR (High Dynamic Range).

È un appello il mio: SALVIAMO LE OMBRE! Lasciamo che vivano nelle nostre fotografie. Non temiamole, fanno parte della vita prima che della fotografia. Permettiamo loro di nascondere qualche scampolo di mondo e, così facendo, di renderlo più interessante, più attraente, più degno di essere scoperto.

Una Fotografia senza ombre è come un mondo senza silenzio, un giorno senza notte, un cielo senza stelle: un incubo.

 

 

Osservate le coppie di immagini che seguono: quella a sinistra mostra delle ombre profonde, quasi nere, quella a destra ha subito un palese schiarimento delle stesse che le rende più leggibili ma al prezzo di un appiattimento del senso di tridimensionalita, di profondità fisica e simbolica e, conseguentemente, una, a mio avviso, inutile perdita di fascino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche a proposito di ombre non esiste una regola assoluta che stabilisca come trattarle. È l’autore a decidere se è più importante vedere il dettaglio di un muro in ombra, di un selciato, del ritratto di una persona ripresa in controluce oppure conservare e trasmettere la drammaticità del contrasto fra i chiaroscuri di una scena.
Se dovessi sintetizzare il mio pensiero fornendovi un suggerimento finale vi direi così: non abbiate paura delle ombre profonde, la fotografia non serve solamente a mostrare la fattezza delle cose ma anche a far percepire il “lato oscuro” della realtà, a suggerire l’ignoto…

Quindi SALVIAMO LE OMBRE!

7 risposte a Le Ombre: un nuovo spettro si aggira per il mondo

  • Npedot pittorialista? scrive:

    Toglietemi tutto ma non le mie ombre!!
    Se apri una petizione firmo subito.

    • admin scrive:

      Caro Nicola,
      ti avvertirò quando promuoverò la petizione! Il mio tono è scherzoso ma il tema è denso di significato e la tua spiritosa parodia di un famoso slogan dimostra che hai capito perfettamente l’importanza che le ombre rivestono nell’economia espressiva della fotografia

  • Luca a Beccara scrive:

    Caro Adriano, che dire?
    Con il sottoscritto sfondi la proverbiale porta aperta.
    Da quando è nato, l’HDR non mi ha mai ispirato particolare simpatia (come, del resto, qualsiasi intervento in post produzione che finisce per snaturare la fotografia divenendo un prodotto di Photoshop o suoi derivati e non della fotocamera e della capacità del fotografo).
    Io amo la fotografia, diciamo così, “autentica” … quella fotografia che ritrae e riproduce il mondo reale e non una realtà virtuale ricreata con il computer!
    In sostanza quella fotografia che, grazie alle capacità del fotografo, trasforma un soggetto in una emozione.
    Pertanto, non me ne voglia il mio illustre omonimo Luke (Skywalker, N.d.R.), ma in questo caso: W il lato oscuro!! 😀
    Un saluto a te e a tutti coloro che parteciperanno a questo interessante blog.
    Luca

    • admin scrive:

      Caro Luca,
      la questione che fai emergere è una delle più scottanti in ambito di critica “alta” quanto nel dibattito concreto qual’è quello appena acceso da questo blog. Qual’è il limite invalicabile entro il quale ogni fotografia può continuare a definirsi tale? Esiste una fotografia “naturale”? L’analogico è più “sincero” del digitale? Sono alcuni dei quesiti che milioni di fotografi si pongono quotidianamente e ai quali avevo già programmato di dedicare uno dei miei prossimi articoli. Invito tutti i lettori a dire la loro sull’argomento.
      Grazie dello stimolo
      Adriano

      • Arturo di Gioia scrive:

        Personalmente credo che non esista un limite invalicabile, o che quantomeno sia molto labile.
        Predendo ad esempio proprio l’HDR, dal punto di vista puramente tecnico è una semplice mappatura della gamma dinamica, come lo è l’aumento di contrasto che permette di rendere più profonde le ombre di scene poco contrastate (qui sto parlando di HDR fatto bene, non delle porcherie sovrasature come quelle che mi capita di fare quando ci provo io). In sè, nessuna delle due tecniche è inaccettabile, possono esserlo i risultati.
        Anche io credo che la scelta dell’esposizione, così come quella del punto di messa a fuoco, sia uno degli ingredienti che rendono una fotografia qualcosa di più della semplice fotocopia della realtà.
        Paradossalmente ritengo più naturale una foto in HDR, che permette di distinguere dettagli che l’occhio umano sarebbe in grado di percepire esplorando una scena molto contrastata, rispetto a una foto in cui le ombre sono completamente chiuse. Questo significa che sia più bella? Assolutamente no. Tenere chiuse le ombre permette di scegliere cosa sia importante nella scena, guidando l’interpretazione della foto.
        Dove finisce quindi la foto “naturale”, visto che già la scelta dell’esposizione e del punto di messa a fuoco sono un’interpretazione della realta?
        Passando al post processing, dove comincia, visto che già la scelta del bilanciamento del bianco, della curva di contrasto, dello spazio colore, dello sharpening e della riduzione del rumore, anche se fatti in camera, sono già elaborazione? Fin dove è lecito spingersi?
        Una foto con il polarizzatore, che altera la luce appena prima che entri nell’obiettivo, è più “naturale” di un ritocco alla luminanza del blu fatta in Lightroom?
        E la pre elaborazione? Il fill flash è alterazione della realtà? Si. Migliora o peggiora una foto? Dipende. E un colpo di flash sparato contro una tenda, con snoot e CTO per dare una luce direzionale, leggermente diffusa e calda, che sembra quasi la luce del tramonto, e invece è mezzogiorno e fuori piove, e anche con tutta la buona volonta, gli ISO alle stelle e il diaframma aperto con il cric non si vede una pistacca, e quel che si vede sarebbe stato meglio non vederlo?

        Come detto all’inizio credo che un limite vero non esista. Esistono, al di la della qualità tecnica, foto che comunicano qualcosa e foto che non comunicano niente, indipendentemente dalla quantità e qualità di pre e post elaborazione.
        Un esempio.

        • Adriano scrive:

          Ciao Arturo,
          perfettamente d’accordo con te. Nell’articolo che dedicherò all’argomento proporrò le mie riflessioni in proposito, ma cercherò anche di indicare alcuni percorsi d’indagine teorica che affrontano il “tema dei temi”, il rapporto fra fotografia e verità.
          A presto

  • Marco Niro scrive:

    Assolutamente d’accordo con te, Adriano!

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