TECNICA DI RIPRESA

Zoom o focale fissa – seconda parte

Fotocamera Hasselblad, obiettivo normale

Come già affermato nel post precedentemente dedicato all’argomento, considero indispensabile per il fotografo la piena consapevolezza che le diverse lunghezze focali, ovvero le diverse possibili regolazioni dello zoom, determinano un modo diverso di riprodurre la scena fotografata, di rendere lo spazio e la sua profondità.

  • Il grandangolo non è lo strumento che permette di stipare un sacco di cose nello stesso fotogramma bensì un modo di dilatare lo spazio, di dare un respiro artificialmente più ampio alla scena fotografata.
  • Il teleobiettivo non è solo l’arnese ottico che permette di fotografare da lontano la vecchietta nepalese senza farsi notare bensì uno strumento utile a comprimere i vari piani della scena e a limitare l’ampiezza dello sfondo.
  • Il “normale” non è solamente l’obiettivo Continua a leggere

Zoom o focale fissa – prima parte

Prima di addentrarci nell’argomento della lunghezza focale degli obiettivi è necessaria una breve premessa di carattere storico.

Fino agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso gran parte dei fotografi, me compreso, utilizzava obiettivi a focale fissa in quanto gli zoom (ottiche a focale variabile) fornivano una qualità ottica scadente con costi, ingombri e pesi da non invogliare all’acquisto. L’utilizzo degli obiettivi a focale fissa prevedeva che il fotografo, quando decideva che per fare una certa foto era utile o necessario un angolo diverso da quello fornito dall’obiettivo in uso in quel momento, doveva fermarsi, aprire la borsa, sostituire l’ottica e finalmente rifare l’inquadratura e scattare. La diffusione degli zoom che, da un certo punto in poi, hanno totalmente soppiantato le ottiche fisse, se da un lato ha indubbiamente costituito una comodità per i fotografi, grazie a minor ingombro, peso e macchinosità operativa, da un altro punto di vista ha contribuito a generare dei vizi comportamentali e una perdita di consapevolezza che, a mio avviso, ha impoverito e appiattito la pratica fotoamatoriale. Entriamo nel merito. Continua a leggere

Messa a fuoco

Attorno al 1865 Julia Margaret Cameron, appassionata fotografa della Londra vittoriana, replicava agli accademici londinesi che stigmatizzavano la sua “libertà” nella messa a fuoco, scrivendo all’amico Herschel queste parole:

“…al di sopra della Fotografia topografica puramente convenzionale consistente nel fare una mappa, nel dare a uno scheletro fattezze e forme senza quella rotondità e pienezza di forza, quel modellare di carni e di membra che soltanto la mia particolare messa a fuoco può dare, per quanto sia chiamata “fuori fuoco” e come tale condannata. Che cos’è il fuoco? E chi ha il diritto di dire qual è il fuoco giusto? La mia aspirazione è di nobilitare la Fotografia e di assicurarle il carattere e le qualità di una grande arte combinando insieme il reale e l’ideale e nulla sacrificando della Verità pur con tutta la possibile devozione alla Poesia e alla Bellezza…”  Continua a leggere